DiamanteRosso
~Storie di mare~
BookCrossing Italia
Elevation
Fanculizzati
Genova e dintorni blogger's corner
Gocce di memoria
grandemareblog
parole parole
prontoprovablog
~ HAIKU ~
diamanterosso@diamanterosso.it
oggi
ottobre 2008
giugno 2008
maggio 2008
marzo 2008
febbraio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
canzoni
haiku
leggende racconti
poesia
proverbi
racconti
stati d animo
varie
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001
Fino ad ora hanno esplorato questo pezzo di mare *loading* volte
La leggenda della Torre della Bella Marsiliana.
Morsa dai venti, arroventata dal sole della grande estate maremmana, corrosa dalle intemperie, la Torre della Bella Marsilia, sui monti dell'Uccellina, resiste indomita e fiera come l'anima della giovinetta che vi crebbe e della quale ha preso il nome. Chi, in Maremma non conosce o non ha sentito nominare la Torre della bella Marsilia?
Nel 1500 questo superstite rudere era uno dei castelli più belli della Maremma, con il mastio, le due torri, gli spalti merlati e in esso viveva la ricca e potente famiglia dei Marsili. Attorno, la fitta macchia mediterranea, giù a picco le aspre scogliere, e il mare con le sue collere selvagge e i suoi teneri mormorii.
In questo ambiente, a contatto della natura, crebbe Margherita, la figlia giovinetta di Nanni Marsili, dalla fulva chioma e dagli occhi viola, ardita, coraggiosa e bella. E di coraggio ce ne voleva a quei tempi, per vivere nella infelice terra di Maremma aperta a tutti gli sbarchi, preda di tutte le cupidigie. E non sempre dei coraggiosi era la vittoria.
Una notte nel 1511 ( il mese è imprecisato) il libeccio urlava con tanta furia e il mare ruggiva con tanta ferocia che al castello si allentò la guardia degli uomini affidandola all'infuriare degli elementi; chi poteva avventurarsi, sia per mare che per terra, sui monti dell' Uccellina in una tale notte d'inferno?
Ed ecco invece una masnada di corsari arrampicarsi silenziosi e felini su per le scogliere, guidati dal crudele Ariodemo Barbarossa. Erano sbarcati inosservati, forse per la foschia, nelle insenature di Cala di forno ed ora si avvicinavano con gioia feroce al castello immerso nel sonno e guarnito di pochi difensori, sicuri della vittoria. E a un tratto, con l'urlo selvaggio del vento ecco le urla non meno selvagge degli assalitori, ecco le prime invocazioni, i primi comandi. Ma colti di sorpresa i difensori si difendono male, scavalcato il ponte levatoio i ladroni sono ormai dentro il castello e la carneficina comincia implacabile e spietata.
L'alba livida rischiarò uno dei più orribili spettacoli. Unica scampata al massacro Margherita, la giovinetta dagli occhi viola. E non certo per pietà: così giovane e bella rappresentava "l'oggetto" più prezioso del bottino e bisognava non farle male se la si voleva vendere a Solimano II.
Asportato tutto quello che si poteva portar via, distrutto tutto quello che si poteva distruggere, i pirati legarono e imbavagliarono la fanciulla impietrita dall'orrore, trasportandola insieme con altre cose, giù alle sambuche in attesa.
Margherita coraggiosa e fiera non implorò misericordia; si ribellò come una furia, rifiutò il cibo, giurò a se stessa che avrebbe ripagato male per male.
Quando i pirati la deposero davanti al sultano questi la guardò con ammirazione e stupore proprio come si guarda un monile prezioso: quei riccioli dai riflessi di fiamma e l'impero di quegli occhi viola lo soggiogarono.
Per quanto giovane e ignara (aveva appena sedici anni)Margherita intuì subito il potere di quel fascino e ne approfittò senza scrupoli portando lo sgomento e la disperazione dell'harem. Il sultano la elesse prima sua favorita poi moglie legittima; sottomesso a lei giovinetta, come un fanciullo.
Ma la prima moglie e le ex favorite lottavano e complottano per conservare il trono ai loro figli e questo disturbava Margherita la quale molto graziosamente, ottenne di far piazza pulita delle madri e dei figli.
Abbagliato dal fulgore di quella chioma rossa, Solimano concedeva, concedeva .... E Margherita fu la vera padrona dispotica, crudele, decisa a rivalersi di quello che avevano fatto a lei.
E così i sultani, Murad III e Maometto IV, succeduti a Selim II, furono i figli di Margherita Marsili detta la Rossa la quale si spense, ormai paga e ben vendicata, nel 1566 a Costantinopoli.
Pare che, nonostante il suo coraggio, le fosse mancato quello di rivedere la sua terra, il suo castello devastato dove più nessuno dei suoi viveva. E chi sa se nei momenti in cui l'odio, l'ambizione, l'orgoglio tacevano, avrà mai pensato a quella sua torre alta sul mare, ai suoi boschi, alla sua gente.
La torre sulla quale pesa tanta storia e tanta leggenda svetta ancora sui monti dell'Uccellina. E quando il sole al tramonto trae riflessi cuprei dalle aspre scogliere, pare che una gran chioma fiammeggiante fluttui nel vento, fasci e lambisca le vecchie pietre della torre mentre giù sotto, le onde placate si fan viola come gli occhi di quella antica fanciulla maremmana.